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Cuba Avana Press Tours

Sulle vetrine delle botteghe che si incontrano dietro al maestoso edificio del Capitolio Nacional ci sono ancora bandiere simbolo della rivoluzione e manifesti filocastristi. Le strade che si aprono da qui nascondono uno fra i quartieri più autentici della città, dove i turisti vengono ancora guardati con occhi curiosi e sorpresi. E la città è L’Avana, ovvero San Cristóbal de La Habana, la capitale di Cuba, la più grande dei Caraibi.
“L’Avana – annota lo scrittore e traduttore Gordiano Lupi – è la città delle colonne e dei colori pastello, ocra, blu, seppia, beige, verde oliva, ma è anche città fatta per sfruttare l’ombra, bene prezioso a queste latitudini. L’Avana, città costruita dai coloni sulle rive del fiume Almendares, si espande tra colonnati e porticati verso un centro sempre più distante dal vecchio porto, lungo strade piene di chiasso e fermento, tra ambulanti e commercianti invadenti, carretti di frutta, carne, tamarindo, granite e gelati”.
Per conoscere L’Avana e lo spirito cubano bisogna visitare un mercato vero, dove ci sono i venditori di guarrapo (bevanda energetica ricavata dalla canna da zucchero), gli ambulanti che smerciano frutta raccolta in campagna, gli strilloni che ti fanno avvicinare al banco di carne e pesce, le persone che ti chiedono di comprare un cartoccio di maní (noccioline tropicali). Lo strillo del venditore ambulante è stato immortalato da vecchie canzoni come El manicero, annuncio vocale che mette in guardia, spesso accompagnato da strumenti musicali, a volte basta la voce. Si può certo dare uno sguardo al mercato che viene allestito dietro Plaza de la Catedral, ma è quasi totalmente per turisti e ci si comprano oggetti che si trovano in ogni parte del mondo. La vita dei cubani si svolge per la maggior parte del tempo sulla strada. Nessuna inibizione frena i più giovani, che sui marciapiedi della capitale ostentano uno stile di vita disinvolto ed emancipato. C’è la sensazione che si viva con leggerezza, senza troppi affanni, con la gente che giorno dopo giorno inventa vie d’uscita per un’esistenza incerta.

Written by IV Magazine

LA HABANA VIEJA

Da dove partire per cercare di cogliere queste sensazioni? Naturalmente da La Habana Vieja, il centro storico, un tripudio di stili architettonici fra neoclassico e barocco. Da un lato c’è Calle Obispo, la strada turistica che va dal vecchio rifugio di Ernest Hemingway, il locale El Florida, fino a Plaza Armas, una piazza del XVI secolo. Calle Obispo, rigorosamente pedonale, è la strada più affollata della città; è frequentata in qualsiasi ora del giorno e della notte, piena di vetrine, negozi, gallerie d’arte caffetterie, bar animati da musica dal vivo. Vi si affacciano palazzi di grande fascino, dalla sede del Ministero delle finanze, negli anni Trenta il centro finanziario della città; al Palazzo dei Capitani Generali, vecchio edificio coloniale che mostra una targa dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Si diceva di Plaza de Armas: è la piazza più antica della città, dove affondano le radici del nucleo originale dell’Avana; è il luogo in cui nei secoli gli stili degli edifici sono via via mutati. Si può partire dal centro della piazza, dove si trova il parco Cespedes, buon punto da cui avviarsi per l’esplorazione del quartiere, ma anche ideale per ritagliarsi un momento di relax, all’ombra delle imponenti palme o delle belle buganvillee che qui donano una piacevole frescura. Poi non si può trascurare la Cattedrale, dedicata alla Vergine Maria dell’Immacolata Concezione o, anche, a San Cristoforo,nella piazza omonima, a due passi da Calle Obispo. La caratteristica che salta subito all’occhio osservando la facciata è la sua chiara asimmetria: la torre sulla destra è infatti molto più larga dell’altra. Non è questo, tuttavia, l’unico motivo per cui vale la pena di visitarla; si tratta infatti di un imponente esempio di arte barocca. Voluta dai gesuiti nel 1748, fu ultimata solo 40 anni dopo, avendo come ispirazione le opere dell’archi-suggestione: la chiesa diventa l’affascinante scenario delle attività che si svolgono nella piazza antistante, punto di incontro di turisti e abitanti dell’Avana, con un sottofondo continuo di musica cubana e risate. D’altra parte un altro angolo cool della capitale di Cuba è di certo la Bodeguita del Medio, appunto dietro alla Cattedrale. Un locale noto in tutto il mondo, con la targa di Hemingway, i muri ricoperti di scritte, musica dal vivo e file interminabili di persone che vogliono sorseggiare mojito. La troppa fama, però, lo sta appesantendo. Attorno si possono trovare altri locali dove si respira ancora la vera aria habanera.

CENTRO AVANA

È la zona che si trova tra Avana Veja e Vedado, quartiere popolare piuttosto fatiscente ma altrettanto affascinante, cuore pulsante della città. Vale la pena avventurarsi in queste viuzze strette, piene di buche, carrette, musica e cani, meglio di giorno però, alla scoperta dei coloratissimi e fantasiosi murales che tappezzano le mura diroccate di questa zona. Si può poi ripercorrere indietro Calle Obispo, o scegliere la più ampia strada O’Reilly fino a all’Avenida de las Misiones e al Paseo de Marti; si arriva così al Capitolio Nacional. È uno fra gli edifici monumentali più famosi e importanti dell’Avana. Voluto dal governo filo statunitense di Gerardo Machado, è stato la sede del governo fino al 1959, anno della Rivoluzione Cubana. Da allora, il Capitolio Nacional ospita l’Accademia Cubana delle Scienze. L’intero edificio è maestoso e imponente, con cortili interni ed enormi sale alle quali si accede da magnifici portali (spettacolare quello di ingresso, in bronzo, con le raffigurazioni della storia cubana). All’interno si trova la Statua della Repubblica, rappresentata da una donna: è alta 17 metri e pesa 49 tonnellate. Al di là della piazza, sotto gli alberi, si trovano piccole botteghe che vendono grandi confezioni di caffè, fra i migliori del mondo. Da non perdere, poi, Malecon, il lungomare dell’Avana. Conviene farci un giro al tramonto (in pieno giorno si rischia di arrostire al sole): in questo momento della giornata, quando il mare decide di offrire i suoi frutti, troverete file di pescatori intenti nella cattura di pesci dalle dimensioni enormi, tra i quali i pesce spada, che una volta pescati vengono esposti in bella mostra. E i colori dei palazzi coloniali che sembrano sul punto di crollare e che lentamente il governo sta cercando di restaurare.

VEDADO

È il quartiere più moderno della città, in realtà fortemente in contrasto con le zone precedenti. Vale in ogni caso vedere La Rampa, la strada che conduce fino al Malecon attraversando l’intero quartiere. Vi sorgono edifici di notevole importanza come l’Hotel Habana Libre in cui, ai tempi della rivoluzione, Fidel e il Che installarono il loro quartier generale. Degno di nota è anche l’Hotel Nacional de Cuba, appena fuori dalla Rampa, realizzato nel 1930 per ospitare i turisti americani. Ma c’è anche Coppellia, la gelateria più grande e popolare della città. Poi Plaza de la Revolucion, enorme distesa di asfalto che misura fino ad un chilometro di lunghezza; è il cuore politico di Cuba. Qui, infatti, ogni 1 Maggio si celebra la festa dei lavoratori più partecipata del mondo. Intorno a essa vennero costruiti i primi grandi edifici moderni a partire dagli anni Cinquanta. Vi si trova il monumento realizzato in memoria di Ernesto Che Guevara. Si tratta di una sagoma in acciaio posta sulla facciata dell’edificio che ospita il Ministero dell’Interno.
L’Avana, non c’è bisogno di dirlo, è molto di più. È fatta di cocotaxi, quei buffi mezzi a tre ruote il cui design ricorda una noce di cocco, disposti ad accogliere al massimo due passeggeri; e di semplici piatti di ‘congrì’ (riso e fagioli), che accompagnano la carne di pollo, i gamberetti o il pesce spada. Ma non si possono dimenticare due ‘must’ di Cuba: il rum (oltre a quelli importanti nel mondo, vanno assaggiati la Caney, il Santiago Anejo e il Paticruzado) e i sigari.

‘Puros’, simbolo di Cuba

I sigari sono un simbolo di Cuba. Le foglie del miglior tabacco del mondo si raccolgono nelle verdi “vegas” di Vuelta Abajo dove sorge lo stabilimento di Ricardo Donatien a Pinar del Rìo, un ex prigione adibita dopo la rivoluzione a fabbrica, nella quale ancor oggi le foglie di tabacco sono trattate e arrotolate a mano. Da lì escono i puros, gli Avana cari a Marx come a Churchill, ad Al Capone come a Orson Welles, a Hemingway come a Juan di Borbone. Vuelta Abajo è un’area relativamente piccola (di circa 32.000 ettari), situata all’estremo ovest dell’isola che, grazie le sue particolarità meteorologiche nonché per il suo unico terroir (un po’ come avviene in Francia per lo champagne), permette la produzione del miglior tabacco del mondo. Nel 1810 venne registrato il primo marchio di sigaro della Real Fàbrica de Tabaccos, da allora sono comparse numerose altre marche, fino ad arrivare a 39 fabbriche distinte; alcune marche: Bolivar, H.Upmann, Ramon Allones, Romeo y Julieta. Di quest’ultima se ne possono trovare confezioni da 25 pezzi a 80 dollari nelle Tienda di turismo; in Italia costano almeno il doppio. Oggi sostanzialmente funzionano solo quattro fabbriche (tutte all’Avana) producono il 90 per cento di sigari cubani: la Francisco Perez German, situata in pieno centro, che produce da sempre i Partagàs e oggi anche Bolivar, Ramon Allones e La Gloria Cubana; la fabbrica La Corona, che produce da sempre Montecristo ed H. Upmann e attualmente anche Diplomaticos, Hoyo de Monterrey, Punch, Vegas Robaina, Por Larrañaga e San Cristobal de la Habana; la Briones Montoto, che produce Romeo y Julieta, Cuaba, Juan Lopez, Sancho Panza e El Rey del Mundo; infine la fabbrica El Laguito, situata alla periferia de L’Avana nel quartiere Vedado, che produce Cohiba e Trinidad. I sigari sono composti di tre strati. La prima foglia, la più interna, chiamata tripa dà la forma al sigaro, la seconda la hoja de fortaleza o capote lo mantiene integro mentre la terza, capa detta anche de combustiòn garantisce la combustione del sigaro. E si chiamano puros perché tutte le foglie provengono dallo stesso paese, Cuba appunto. Un consiglio: per portare sigari in Italia meglio non metterli nel bagaglio a mano perché verrebbero subito sequestrati.

Pubblicato il 27 marzo 2012 alle 10:44di Giovanni Frenda

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