Esploratori, pirati e scrittori: le Isole Vergini Britanniche sono un paradiso ricco di leggende

Sunset at Mango Bay

Esploratori, pirati e scrittori: le Isole Vergini Britanniche sono un paradiso ricco di leggende

L’arcipelago delle British Virgin Islands è uno dei paradisi terrestri più rinomati al mondo. Acque cristalline dalle mille sfumature, tramonti magnifici, parchi rigogliosi, riserve sottomarine brulicanti di vita e molte altre bellezze naturali hanno trovato il loro habitat perfetto su queste 60 isole. Ma le Isole Vergini Britanniche nascondono anche dei piccoli segreti tutti da scoprire, tra misteriose grotte marine e antichi relitti che testimoniano il grande traffico marittimo di cui le Isole Vergini Britanniche sono sempre state teatro, fin dall’epoca delle prime esplorazioni.

Sono proprio questi reperti custoditi dal mare che rimandando a storie che spesso segnano un confine molto sottile con la leggenda. Da Cristoforo Colombo allo scrittore Robert Louis Stevenson, che trasse ispirazione per la stesura del suo più celebre romanzo, “L’Isola del Tesoro”, dalla splendida Norman Island, sono numerosi i personaggi storici che si sono lasciati affascinare e hanno lasciato la loro impronta indelebile sulle 60 isole che compongono l’arcipelago delle British Virgin Islands. 

Sant’Orsola e le undicimila vergini di Cristoforo Colombo

Il famoso esploratore che scoprì il Nuovo Mondo fu anche il primo europeo a mettere piede nell’arcipelago durante il suo secondo viaggio, nel 1493. Colombo battezzò le isole con il nome di “Sant’Orsola e le undicimila Vergini”, traendo ispirazione dalla leggenda di Sant’Orsola, bellissima figlia di un re bretone: la fanciulla accettò di sposare un principe pagano, che le promise però di convertirsi al cristianesimo. La principessa bretone partì allora con un seguito di 11.000 vergini per raggiungere il futuro sposo, ma sul tragitto vennero catturate dagli Unni di Attila. Tutte le compagne di Orsola furono barbaramente uccise, ma Attila risparmiò la vita alla principessa, stregato dalla sua bellezza, chiedendole in cambio la mano; Orsola però si rifiutò di concedersi in sposa al capo degli Unni e venne quindi martirizzata, trafitta da frecce. Il nome scelto da Colombo per l’arcipelago, abbreviato poi in “Le Vergini”, è quindi un tributo alla memoria di Orsola e delle sue compagne martiri.

Sulle orme del corsaro Jost Van Dyke

Nel XVI secolo, durante il periodo coloniale, la Spagna aveva reclamato il possesso delle Isole Vergini, pur non avendovi mai creato degli insediamenti. A causa proprio di questa effettiva assenza della corona spagnola in loco, le isole furono a lungo contese dalle maggiori potenze europee dell’epoca: olandesi, inglesi, spagnoli, francesi e danesi si scontrarono per la colonizzazione di questo fertile arcipelago, ambito soprattutto per la sua posizione strategica. Le isole divennero anche un celebre covo di pirati, in particolare l’isola di Jost Van Dyke, che prese il nome proprio da un noto corsaro olandese.

Il tamburo di Sir Francis Drake

Forse il corsaro più famoso realmente esistito, tanto temuto dall’armata spagnola quanto amato invece dagli inglesi, che lo consideravano un vero e proprio eroe: secondo una leggenda popolare, se l’Inghilterra si fosse mai trovata in pericolo, le sarebbe bastato battere sul “tamburo di Francis Drake” per vederlo tornare in tempo per salvare la patria. Abile esploratore, nel 1581 Drake ricevette dalla Regina Elisabetta I d’Inghilterra il titolo di cavaliere, al ritorno dalla spedizione in cui portò a termine la seconda circumnavigazione del globo. In onore di questo grande avventuriero, fu dato il nome di “Sir Francis Drake Channel” allo stretto che separa Tortola, l’isola maggiore dell’arcipelago, dalle altre isole minori a sud. Questo canale naturale si presenta come una sorta di mare interno al centro dei Caraibi; grazie alle sue acque tranquille e protette e ai suoi venti costanti, il Canale di Drake è considerato dai velisti come un vero e proprio paradiso per la navigazione. 

I forzieri nascosti su “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson

Si narra che lo scrittore scozzese Stevenson abbia tratto ispirazione per il suo celebre romanzo “L’isola del tesoro” da Norman Island, isolotto sulla punta meridionale dell’arcipelago delle British Virgin Islands. Attualmente disabitata, l’isola nei secoli ha offerto ancoraggio sicuro a numerose bande di pirati, che sfruttavano grotte marine ed anfratti naturali per nascondere i loro ricchi bottini, frutto di scorribande e saccheggi. Si ha anche documentazione storica di un bottino pirata sull’isola: nel 1750 l’equipaggio del galeone spagnolo Nuestra Señora de Guadalupe si ammutinò, rubando i 55 forzieri di monete d’argento che la nave trasportava e occultandoli proprio su Norman Island. Buona parte del tesoro fu in seguito ritrovato, ma ancora oggi continuano a circolare voci sulla presenza di alcuni forzieri nascosti sull’isola.

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Il fascino che le British Virgin Islands hanno sempre esercitato sugli spiriti di intraprendenti corsari ed esploratori continua tutt’oggi a sedurre gli avventurieri moderni.

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